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In questi giorni il pensiero di Nietzsche mi ha influenzata più di quanto sia riuscito a fare in tutto quest’anno di filosofia dell’arte e del dolore. Se ci ho riflettuto un po’ di più è stato perchè ho subito la perdita di una persona davvero molto importante per me, una di quelle persone che mai si dimenticheranno poichè hanno istruito l’essere e hanno portato degli insegnamenti grandissimi, come quello all’amore.

Anch’essendo molto credente, sostengo che ci sia un eterno ritorno, ora.

Ogni uomo ha una visione rettilinea del tempo grazie al pensiero ebraico-cristiano, ma Nietzsche ci si sgancia, allacciandosi invece alla concezione ciclica. L’oltreuomo è colui che accetta l’esistenza non di un aldilà ma di un eterno ritorno, affermando ciò Nietzsche mette la concezione ciclica del tempo contro quella lineare. La vita che viene distrutta e torna a rinascere fu elaborata dagli stoici, coloro che sostenevano le virtù dell’autocontrollo e del distacco dalle cose terrene, per disfarsi delle idee e influenze che la società imprime; mentre la concezione lineare proviene dalla cultura ebraica e cristiana, dove il tempo inizia dalla creazione dell’uomo e termina nella morte e resurrezione.

Così la vita diviene una trappola statica alla quale è sottoposto il destino umano, poichè la condizione complessiva di tutte le cose ritorna sempre.

“Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo” da Così parlò Zarathustra.

 ”Tutto va avanti, tutto ritorna indietro: eternamente ruota la ruota dell’essere” da Così parlò Zarathustra.